giovedì 4 febbraio 2010

IN QUESTA NOTTE D'AUTUNNO

In questa notte d’autunno

sono pieno delle tue parole

parole eterne come il tempo

come la materia

parole pesanti come la mano

scintillanti come le stelle.

Dalla tua testa dalla tua carne

dal tuo cuore

mi sono giunte le tue parole

le tue parole cariche di te

le tue parole, madre

le tue parole, amore

le tue parole, amica.

Erano tristi, amare

erano allegre, piene di speranza

erano coraggiose, eroiche

le tue parole

erano uomini.

(In Questa Notte d'Autunno (1948) - Nazim Hikmet)



VIVERE...


Non lo so... se abbiamo ognuno il suo destino o se siamo tutti trasportati in giro per caso come da una brezza... ma io credo, può darsi le due cose, forse le due cose capitano nello stesso momento. (dal film Forrest Gump)

mercoledì 3 febbraio 2010

VOGLIA DI LIBERTA'



Spazio spazio io voglio tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch'io lanci un urlo inumano
quell'urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano

(Alda Merini)

RIFLESSIONI...



Essere o non essere, questo è il problema.
Se sia più nobile sopportare
le percosse e le ingiurie di una sorte atroce,
oppure prendere le armi contro un mare di guai
e, combattendo, annientarli.
Morire, dormire.
Niente altro.
E dire che col sonno mettiamo fine
al dolore del cuore e ai mille colpi
che la natura della carne ha ereditato
È un epilogo da desiderarsi devotamente.
Morire, dormire.
Dormire, forse sognare: ah, c'é l'ostacolo,
perchè in quel sogno di morte
il pensiero dei sogni che possano venire,
quando ci saremo staccati dal tumulto della vita,
ci rende esistanti.
Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo
le ingiurie degli oppressori, le insolenze dei superbi,
le ferite dell'amore disprezzato,
le lungaggini della legge, l'arroganza dei burocrati
e i calci che i giusti e i mansueti
ricevono dagli indegni.
Qualora si potesse far stornare il conto con un semplice pugnale,
chi vorrebbe portare dei pesi
per gemere e sudare
sotto il carico di una vita logorante
se la paura di qualche cosa dopo la morte,
il paese inesplorato dal quale nessun viandante ritorna,
non frenasse la nostra volontà,
facendoci preferire i mali che sopportiamo
ad altri che non conosciamo?
Così la coscienza ci fa tutti vili
e così il colore innato della risolutezza,
lo si rovina con una squallida gettata di pensiero
e le imprese d'alto grado e il momento,
proprio per questo, cambiano il loro corso
e perdono persino il loro nome di azioni
(William Shakespeare - Amleto: atto III, scena I)

lunedì 1 febbraio 2010

LA CANZONE DEL GIORNO...

LA FRASE DEL GIORNO...


"Le catene dell’abitudine sono troppo leggere per essere avvertite finchè diventano troppo pesanti per poter essere spezzate" (Samuel Johnson)





QUESTA FRASE DESCRIVE BENE LA PAURA CHE AFFLIGGE MOLTI DI NOI.
L'ABITUDINE ALLA VITA, L'ABITUDINE AL LAVORO, L'ABITUDINE A QUELLO CHE CI CIRCONDA, L'ABITUDINE ALL'EGOISMO, L'ABITUDINE ALL'IGNORANZA...
MOLTI DI NOI CONTINUANO A SENTIRE LE CATENE DELL'ABITUDINE, E SANNO COSA VUOL DIRE RINUCIARE, SPESSO IN PARTENZA, AI PROPRI DESIDERI E ALLE PROPRIE ASPIRAZIONI.
FORSE BISOGNEREBBE COMPRENDERE CHE ARRENDERSI ALLA REALTA' DELLE COSE PUO' SOLO RENDERCI PERSONE VUOTE DI SENSO.